Foto e racconti a quattro mani: “Com’è triste Venezia”

Il progetto, che potrebbe portare a una pubblicazione, è quello di mettere assieme i racconti di Maria Grazia Sessa e le fotografie di Salvatore Lumia 

Era ormeggiata accanto alle altre in uno dei canali della laguna. Il fotografo passeggiava sulla terraferma in cerca di spunti per i suoi scatti nella città più romantica al mondo. Eros era il nome della gondola e attirò subito la sua attenzione. Tuttavia un senso di tristezza invase il suo pensiero. Le acque del rio erano luccicanti, i palazzi vi si specchiavano e la gondola era lì, quasi sospesa sulla superficie, ma vuota. Né il gondoliere, né una coppia di amanti, pensò: chi sale su una gondola dal nome Eros se non due innamorati. Forse era stata appena ormeggiata ed erano scesi gli ultimi passeggeri. Il gondoliere probabilmente era in pausa caffè. Era intenzione del fotografo cogliere il momento in cui questo scenario fosse completo. Voleva aspettare, certo che sarebbe arrivato qualcuno. La gondola era pronta per navigare, non aveva la copertura, quindi era di servizio. Aveva deciso di aspettare un po’.Passeggiava da un ponte all’altro in attesa che la gondola si abitasse. La sua immaginazione vagava: vi salirà una coppia di sposi in viaggio di nozze? Oppure due coniugi che festeggiano il loro anniversario? Forse una coppia di turisti in visita a Venezia. Chissà. Per lui comunque non poteva essere altro che una coppia di amanti. Attese per ore, ma non arrivò nessuno, nemmeno il gondoliere. Chiese ad un passante, la risposta fu più triste della scena: c’è il coronavirus in giro, chi vuole che salga su una gondola per adesso? Allora decise di cogliere la desolazione di questo periodo di pandemia con un simbolo: la gondola dell’amore, vuota in vana attesa di clienti, e scattò.

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