New York e la Maratona

Correvo già da diversi anni quando nel 1995, assieme ad alcuni amici, abbiamo pensato di partecipare alla «Maratona di New York». Non avevamo mai percorso una distanza così lunga (42,195 km) ma la cosa non ci faceva paura. Ci siamo allenati per diversi mesi, abbiamo partecipato ad una maratona in Italia (sempre per prepararci) e poi finalmente è arrivato il momento di partire… New York ci aspettava, eravamo pieni di entusiasmo. Non ci ero mai stato e non ero mai andato in aereo. In considerazione di questo il mio amico mi ha ceduto il posto vicino all’oblò e ho passato buona parte del viaggio a guardare fuori anche quando, sopra l’oceano, il paesaggio era diventato monotono.
All’aeroporto mi sono venuti in mente tutti gli emigranti che erano arrivati qui, anche se pochi ci erano arrivati in aereo. 
La vista dei grattacieli era spettacolare ma mi sembrava di esserci stato per i tanti film che avevo visto ambientati a New York.
Qualche giorno dedicato alla visita della città e poi finalmente ci si è avvicinati al giorno fatidico. Il giorno prima ci siamo incontrati con gli altri maratoneti, sotto il Palazzo dell’Onu, per scambiarci le maglie e salutarci. Il clima era elettrizzante e si capiva che non aspettavamo altro che arrivasse domenica mattina. Intanto nel pomeriggio a New York c’era molto freddo e scendeva qualche fiocco di neve. Questo avrebbe reso la nostra impresa ancora più epica.
Già dalle prime ore di domenica mattina nei pressi del ponte di Verrazzano c’era tantissima gente. Era freddo e piovigginava. Ci si riparava alla meglio in attesa della partenza. Alle 10 è stato dato il via e un lungo serpentone ha cominciato a muoversi. C’erano circa 30.000 persone. I più bravi erano stati messi davanti mentre noi ci trovavamo in fondo al gruppo. Abbiamo impiegato una decina di minuti prima di passare davanti all’arco della partenza. Ho corso, prima insieme ad un mio amico, poi da solo ma si era soli per modo di dire perché c’era tanta gente che correva e tantissimi ai bordi della strada ad incoraggiare i maratoneti. Ogni tanto il vento gelido ti entrava nelle ossa ma continuavo a correre. Ai ristori dove speravo di trovare un po’ di the caldo, solo bevande fredde. I km passavano e man mano che ci si avvicinava alla fine la stanchezza si faceva sentire. Sono arrivato nei pressi del Central Park dove era situato l’arrivo ma mancavano ancora 2 km. Tagliare il traguardo è stata una vera emozione: 4’38’56 (a cui bisogna togliere i 10 minuti impiegati per arrivare alla partenza) il tempo impiegato. Ero stanco ma felice… Mi sono avvicinato al ristoro e con orrore ho visto che distribuivano bevande fredde!

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