C’era una volta il Cinema a Villalba

In vacanza a Villalba, dopo circa sessant’anni, ho ritrovato il mio “Cinema Paradiso”… E’ bastata una porta aperta, il salone, le tende rosse alle finestre, il bancone e alcune piccole tracce che mi è tornato in mente il mondo del cinema a Villalba negli anni sessanta. Nino Scarlata, erede della famiglia che ha gestito il cinema, mi ha invitato ad entrare e a fotografare. A registrare con le immagini le tracce di un mondo che non esiste più. Mentre fotografavo le cose mi venivano incontro le persone: il professore Sasà, lo zio Vincenzo che vendeva i semi di zucca e i ceci tostati, Calogero che alternava il suo lavoro di Sacrestano della Chiesa con quello di Cineoperatore e la tanta gente che affollava il cinema partecipando attivamente alla proiezione. La serata cominciava con la proiezione di un “Cinegiornale” Luce. Non ricordo se erano documentari recenti oppure di repertorio ma poco importava, erano immagini e tanto bastava per suscitare interesse. A ricordo mi sembra parlassero dell’Italia, dei divi dello spettacolo, dei politici, delle realizzazioni della Cassa per il Mezzogiorno. Aveva perso la retorica dei cinegiornali del ventennio ma lo stesso cercava di magnificare le “conquiste” dell’Italia Repubblicana nata da meno di venti anni.

Arrivava allora il momento della proiezione del film. Si trattava soprattutto di film vecchi, di pellicole rovinate che il bravo Calogero “riaggiuntava” cercando di non far perdere il senso della storia alla pellicola. Ma non importava, erano immagini e tanto bastava… La televisione per tutti doveva ancora venire e il cinema era l’unico contatto che si aveva con il mondo, reale o fantastico che fosse.

Molti dei film erano in bianco e nero ma non mancavano i primi film a colori in “cinemascope”… Quando, soprattutto in questi, si vedeva il mezzobusto di una ragazza in costume da bagno, i più giovani urlavano: “quadro” nella speranza di andare oltre il mezzobusto e vedere la figura intera.

Intanto Nino mi aveva aperto la stanza con il proiettore, parzialmente coperto da un panno che inutilmente doveva proteggerlo dalla polvere. Una macchina imponente che sicuramente sarà stato un grosso investimento per la proprietà. Nel piccolo stanzino, oltre al proiettore, i vecchi interruttori e a terra spezzoni di pellicola: non si vedevano più i fotogrammi ma solo delle macchie e anche loroservivano ad alimentare i ricordi…


«Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere.
Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti.
Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia.
O’ capisti?
Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu.»
(Alfredo, in “Nuovo Cinema Paradiso”, regia di Giuseppe Tornatore)

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