Bielorussia, una foto e una storia

BIELORUSSIA (2003)

Anche questa foto merita, a mio parere, come introduzione lo scritto di Leonardo Sciascia: «È stato detto, ed è vero, che non c’è fotografia che nel giro di pochi anni non diventi bella per quel che vi si cristallizza di nostalgia, di rimpianto, di sentimento personale o collettivo».
Sono a spasso per il villaggio di Nivki, nella provincia di Gomel, in Bielorussia. Il villaggio, come molti villaggi della zona, è praticamente deserto: qualche animale da cortile o qualche cane si aggirano per le strade quasi sempre sterrate. All’improvviso vedo una donna verniciare il portone della sua casa di legno. Ha le mani sporche di vernice verde e faccio fatica a capire se ha un pennello o se vernicia con le mani. Poco lontano un uomo seduto su una panchina è assorto nei suoi pensieri e guarda lontano. Nei pressi un cane cammina per strada. Prendo subito la fotocamera e scatto alcune foto ai tre personaggi quando con mio stupore si compone la scena: la donna scende dalla scala e si mette a sedere sulla panchina vicino all’uomo e subito cominciano a chiacchierare, il cane si mette in mezzo a loro quasi ad invitarmi a scattare. Non mi faccio di certo pregare e, prima che loro si accorgano della mia presenza, metto a fuoco e scatto.
A distanza di tanti anni riguardo la foto e si rinnovano in me i ricordi dell’emozione provata nel registrare la scena ma anche delle cose fatte in quel viaggio in luoghi tristemente famosi perché coinvolti nella tragedia dell’esplosione nucleare di Chernobyl.

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