Villalba (CL): “li vicchiariaddi” (i poverelli)

Il Patrono di Villalba è San Giuseppe. Uno dei riti più antico e più sentito è quella dei  “vicchiariaddi”. Era un modo col quale la gente di Villalba ringraziava San Giuseppe per avere egli esaudito un voto, o per pregarlo di fare un miracolo o di venire incontro ad un bisogno. Il voto al Santo, veniva sciolta il 19 marzo, giorno della sua festività, con un abbondante pasto offerto ad alcuni poveri, il cui numero poteva arrivare a quindici e a volte anche più, a seconda del miracolo richiesto e delle possibilità economiche di chi aveva fatto la “promessa”.
Sulla tavola, veniva esposto “il pane di san Giuseppe”, tante forme di pane quanti erano “li vicchiariaddi”, tutte con la crosta lucida di bianco d’uovo spalmato e cosparsi di abbondanti semi di papavero. Ciascuna raffigurante una gamba, un braccio, una testa, a seconda degli ex voto, o anche la barba di san Giuseppe.
Spesso le forme di pane riproducevano a dimensioni naturali Gesù Bambino. Col pane, venivano esposti gli altri simboli della “devozione”: una lattuga, un finocchio, un cedro, un carciofo, ecc.
Così il giorno della festa di San Giuseppe qualche centinaio di poveri potevano mangiare a sazietà: pasta al sugo, uova, carne, pane a volontà, ed anche “sfingi di san Giuseppi” e “zippuli” (pezzetti di un impasto di farina condita con grasso e fritti).
Alla fine dell’abbondante pasto, ogni “vicchiariaddu” portava a casa uno dei pani, una lattuga, un carciofo, un finocchio, un cedro, ecc.
Questo cibo assicurava, per qualche giorno, il pasto alle famiglie povere soprattutto in considerazione del fatto che a volte più membri della stessa famiglia erano coinvolti come “vicchiariaddi”.
Adesso che i poveri, bisognosi di cibo, non ci sono più il rito si è modificato ma i Villalbesi continuano a fare il voto a San Giuseppe e a preparare i pani che il giorno della festa vengono benedetti durante la messa,  esposti su una grande tavola all’interno della Chiesa e poi affettati e distribuiti alla popolazione.

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