Fabrizio non è morto…

L’11 gennaio del 1999 è venuto a mancare Fabrizio De Andrè. Voglio ricordarlo riproponendo un articolino che avevo scritto in quei giorni per il notiziario del mio Gruppo Podistico.

E’ morto Fabrizio De André e subito giornali e televisioni, ripetendo un copione già visto, hanno cominciato a fare a gara nello spettacolarizzare questo triste avvenimento. Questa volta la televisione ha avuto qualche problema in più in quanto De André per tanti anni si è rifiutato di partecipare a qualsiasi trasmissione forse per paura di vedere le sue canzoni contaminate dall’atmosfera di festival che imperava in quegli anni.
Ho “conosciuto” le sue canzoni appena arrivato a Bologna, nel 1969. I miei cugini mi fecero ascoltare “La Guerra di Piero”: “E se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere gli occhi di un uomo che muore”. Quante volte abbiamo cantato la strofa di questa canzone e della “Canzone di Marinella”, della “Preghiera in Gennaio”, di “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, di “Il gorilla”, di “La Morte”, ecc.
Avevo 18 anni e arrivavo dalla Sicilia pieno di entusiasmo e di speranze. Penso di non esagerare dicendo che una parte della mia formazione la devo alle canzoni di Fabrizio. I primi amici li ho conosciuti perché condividevamo la passione per le sue canzoni. Non avevamo nessun bisogno di formare “fan club” ed era sufficiente stare insieme. Se poi qualcuno sapeva suonare la chitarra passavamo ore ed ore ad ascoltare le sue canzoni e a cantare, e cantando si facevano i conti con i grandi temi dell’esistenza: “La morte” (“La morte verrà all’improvviso avrà le tue labbra e i tuoi occhi  ti coprirà di un velo bianco addormentandosi al tuo fianco”, l’aldilà (“quando attraverserà l’ultimo vecchio ponte ai suicidi dirà baciandoli alla fronte: venite in paradiso là dove vado anch’io perché non c’è l’inferno nel mondo del buon Dio”), i derelitti, gli emarginati, le prostitute.
Canzoni senza tempo e che non passeranno mai di moda.
Non è vero che piacesse a tutti, anzi, penso che i suoi estimatori fossero una (numerosissima) minoranza, orgogliosi e fedeli.
Col passare degli anni i sogni giovanili si solo allontanati ed hanno lasciato il posto alla realtà ma le canzoni di De André sono sempre li che mi frullano nella mente.
Adesso è morto e provo dispiacere. Penso, però, che questa sia una di quelle occasioni in cui si può affermare che a morire è stato solo il suo corpo mentre vivo rimarrà il suo spirito nei versi, nelle canzoni e nella musica che ci ha lasciato in eredità.

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