Massimo Troisi

Ci sono dei personaggi che sono riusciti ad avere successo e nello stesso tempo rimanere umili e legati alle proprie tradizioni.
Uno di questi è stato sicuramente Massimo Troisi. Sin dagli esordi, con la Smorfia, si è presentato al pubblico con quel suo aspetto pigro e scanzonato, con quella parlata in dialetto napoletano che faceva storcere il naso ad alcuni e innamorare altri.
Massimo aveva il pregio di parlare sempre allo stesso modo in qualsiasi occasione sia che recitasse in uno spettacolo sia che rispondesse alle domande di un intervistatore. Le sue frasi e i suoi lunghi monologhi non erano mai banali e la sua ironia disarmante. Ad un giornalista che gli chiedeva come si fa a non montarsi la testa, dopo aver fatto successo, così rispondeva: “Il successo è solo una cassa amplificatrice… se uno è imbecille prima di aver successo diventa imbecillissimo, se uno è umano diventa umanissimo…”.
Nonostante la sua fama da pigro ha lavorato tantissimo, probabilmente cosciente che per la malformazione che lo affliggeva la sua vita sarebbe stata breve. Tanti i suoi film a cominciare da “Ricomincio da tre” del 1981 a “Scusate il ritardo” del 1982 nel quale recita insieme alla bravissima Giuliana De Sio e a Nello Arena già suo compagno nel gruppo “La Smorfia”. Nel 1984 ha lavorato con Roberto Benigni in una esilarante storia che vede lui (bidello di una scuola) e Roberto (maestro elementare) catapultati nel lontano 1492. Da qui una serie di divertiti situazioni sino all’incontro con Leonardo da Vinci a cui danno le dritte per costruire un treno a vapore.
Sono seguiti altri fi\lm con scadenza più o meno biennale per finire con “Il Postino” realizzato nel 1994 in compagnia di Philippe Noiret e Maria Grazia Cucinotta. Sembra che per completare il film abbia dovuto stringere i denti perché debilitato dalla malattia faceva sempre più fatica. La sua morte ha riempito di dolore tutti coloro che lo ammiravano e li ha privati di tanti altri capolavori che sicuramente avrebbe realizzato.
Nei versi di una poesia dedicata a Massimo da Roberto Benigni si può leggere:
“O Massimino, io ti tengo in serbo
Fra ciò che il mondo dona di più caro,
Ha fatto più miracoli il tuo verbo
Di quello dell’amato San Gennaro”.

Sono passati tanti anni ma si può affermare che Massimo è ancora vivo nel ricordo di tutti coloro che gli abbiamo voluto bene!

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